Lunedì, 15 Maggio 2017 12:02

Come ho cambiato il mio lavoro con il coworking

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E’ una tendenza? Forse sì! E’ una moda passeggera? Probabilmente… ma funziona e sta cambiando il mondo ed il modo di lavorare. Questa è la storia di come ho cambiato il mio modo di lavorare con il coworking.

Cos’è il coworking?

Ebbene, non esiste una parola italiana capace di riassumere in sé un metodo, un atteggiamento, un modo di lavorare e, perché no, anche un modo di pensare!

Dalla definizione trovata su Wikipedia il coworking è "uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un'attività indipendente. A differenza del tipico ambiente d'ufficio, coloro che fanno coworking non sono in genere impiegati nella stessa organizzazione. Attrae tipicamente professionisti che lavorano da casa, liberi professionisti o persone che viaggiano frequentemente e finiscono per lavorare in relativo isolamento [...]”.

Tutto questo è vero, ma non basta per spiegare come il coworking richieda davvero un nuovo approccio al lavoro.

La mia storia di coworking

Da molti anni realizzavo siti web in piena solitudine procurandomi clienti tramite i miei numerosi siti web. Il lavoro non mancava, ma negli ultimi tempi le risorse creative cominciavano a scarseggiare. Superata la soglia dei quarant’anni ero in piena crisi e sentivo il bisogno di rinnovare il mio modo di lavorare.

Per un mix di coincidenze incontro Joanna e Chiara, due giovani ed intraprendenti professioniste del web. Quello che le caratterizza è l’entusiasmo nello svolgere il loro lavoro, entrambe hanno una intelligenza viva e una creatività dirompente.

Troviamo subito l’intesa vincente e cominciamo a sviluppare e a far crescere il progetto di Se.In.Forma. che da tanto tempo tenevo nel cassetto. Il mio sogno nascosto era ed è ancora oggi quello di lavorare in un ambiente piacevole e di buone e fruttuose relazioni lavorative, di lavorare nel mondo del web potendo mettere in gioco tutte le mie risorse creative.

Nel giro di poche settimane il progetto Se.In.Forma prende corpo, molte modifiche vengono fatte al catalogo, al listino prezzi, alla prassi lavorativa. Il frutto della collaborazione e delle azioni di ristrutturazione del modo di lavorare si tramuta subito in un aumento degli incassi nonché nella creazione di nuovi clienti. Quest’ultimo è certamente uno degli aspetti più importanti, ma mai importante quanto il cambiamento nella qualità del lavoro stesso.

Condividere gli sforzi per raggiungere obiettivi comuni sembra permettere un alleggerimento delle tensioni lavorative con un netto miglioramento della vita professionale. Sostenersi reciprocamente e mettere in condivisione le proprie competenze permette a tutti di ottenere un vantaggio comune, nonché di migliorare anche l’umore delle giornate di lavoro. Il freelance è potenzialmente esposto alla noia di lavorare costantemente con se stesso.

Il coworking consente di superare il limite della solitudine e dell’autocompiacimento. Il coworking diventa crogiolo di idee, competenze, emozioni che possono rendere il lavoro qualcosa di inaspettatamente piacevole. Tutto questo può avere luogo solo in presenza di qualità caratteriali specifiche e capacità relazionali comuni.

Chiara racconta: sognavo di lavorare in un coworking?

Era il 2014, frequentavo un master ed insieme ad una delle mie insegnanti andammo a visitare un coworking. Era la prima volta in vita mia che sentivo questo termine e che venivo a contatto con una realtà simile. “E’ un modo figo di lavorare”, pensavo. Ero rimasta molto colpita… ma no, quello non era il mio sogno.

Il mio sogno era la certezza di un lavoro stabile che mi piacesse e che mi desse una sicurezza economica fissa. Tutto ciò che apparentemente serve alla serenità quotidiana. Ma la vita aveva altro in serbo per me.

Non so se sono “i tempi che corrono” o se ho scelto una strada difficile… una serie di esperienze negative mi hanno insegnato che puoi fare il lavoro più bello del mondo, ma se attorno a te hai persone con cui non ti trovi e se questo ostacola il lavoro stesso… allora non ne vale la pena ed è meglio cambiare aria. Allora, forse, è meglio aprire la mente a quelle possibilità che non avresti mai immaginato, che non avresti mai sognato.

In una delle mie esperienze professionali, per caso, ho incontrato Giorgio. Con lui e Joanna stiamo costruendo un progetto e più andiamo avanti, più prende “forma”. Le idee sono tante, l’entusiasmo cresce e… sì, adesso lavoro in un coworking. Ciò che non rientrava nella mia idea convenzionale di “lavoro” è, in realtà, di gran lunga la cosa migliore che mi sia capitata.

Quali sono i requisiti per far funzionare il coworking?

  • Condivisione di intenti;
  • Linguaggio comune;
  • Capacità di condividere le proprie idee facendole diventare patrimonio comune;
  • Capacità di confronto reciproco;
  • Fiducia;
  • Non entrare in competizione;
  • Dare, senza riserve;
  • Non aspettarsi nulla sapendo prendere tutto quello che che viene dato.

Far funzionare il coworking assomiglia molto alla gestione di un matrimonio… va fatto costruito tutto giorno per giorno, con molto impegno e con una massiccia dose di entusiasmo e di coinvolgimento.

Il risultato è un nuovo modo di lavorare che gli altri posso solo sognare. Per questo motivo noi siamo più efficienti degli altri… perché siamo dei privilegiati.

Letto 1425 volte Ultima modifica il Lunedì, 15 Maggio 2017 12:35